• Allarme radioattività. Il prefetto coordinerà la task force

    Allarme radioattività. Il prefetto coordinerà la task force

    Carmen Sepede CAMPOBASSO Allarme radioattività nei pressi dei vecchi pozzi petroliferi di Cercemaggiore, il coordinamento della task-force assegnato al prefetto di Campobasso Francescopaolo Di...

     

     

    Allarme radioattività. Il prefetto coordinerà la task force


     

    CAMPOBASSO Allarme radioattività nei pressi dei vecchi pozzi petroliferi di Cercemaggiore, il coordinamento della task-force assegnato al prefetto di Campobasso Francescopaolo Di Menna. Sarà lui, in quanto autorità di Protezione civile, a nominare una commissione tecnico-scientifica che si occupi di programmare nuove analisi da effettuare in superficie e in profondità, all’interno dei vecchi pozzi petroliferi da tempo dismessi. Per poi valutare gli interventi di bonifica da effettuare a contrada Capoiaccio. A stabilire il ruolo del prefetto i dirigenti del Ministero dell’Ambiente, che ieri pomeriggio hanno ricevuto a Roma il senatore del Pd Roberto Ruta e il presidente della terza commissione regionale Salvatore Ciocca.

    «Il Ministero dell’Ambiente sa tutto dell’allarme radioattività a Cercemaggiore e non sottovaluta la vicenda – ha spiegato al termine dell’incontro il senatore Ruta - I dirigenti che ci hanno ricevuto avevano studiato tutti gli atti del dossier raccolto dalla Regione e i risultati delle indagini svolte dell’Arpa. Ma hanno chiarito che a coordinare gli interventi non sarà il Governo, ma la Protezione civile, nella persona del prefetto».

    Di Menna dovrà ora nominare un pool di esperti, per svolgere ulteriori controlli nell’area dei vecchi pozzi petroliferi gestiti dalla Montedison e dalla Selm. Impianti da tempo dismessi, ma nei quali l’Arpa ha rilevato livelli di radioattività «y» "abnormi", dieci volte oltre i limiti fissati dalla legge. Una zona nella quale sono state rinvenute anche tracce di benzene e diclorometano. Materiali questi ultimi non radioattivi, ma potenzialmente tossici per la salute umana, oltre che inquinanti per i terreni dove finiscono le acque del fosso vernile (il fosso che si forma d’inverno per le piogge), l’area in cui è stata individuata la presenza dei composti.

    Una vera e propria emergenza ambientale e un caso di interesse nazionale, discusso ieri al dicastero di via Cristoforo Colombo. Dove era già stato inviato il dossier, con tutte le carte e i documenti relativi al periodo compreso tra il 1970, anno in cui i pozzi petroliferi sono stati dismessi, e il 2003, anno in cui sono stati effettuati rilievi che hanno dato esito negativo. Completamente diverso il risultato delle indagini svolte nel 2014 dall’Arpa. Risultati anticipati a marzo da Quintino Pallante, direttore generale dell’Agenzia regionale di protezione ambiente, che ha sollevato il velo su una vicenda a dir poco allarmante. E che ha riferito dei valori di radioattività di dieci volte oltre il consentito, riscontrati in corrispondenza delle vasche di accumulo dei pozzi. Pozzi nei quali negli anni Ottanta è stato versato di tutto. Materiali trasportati da camion provenienti da fuori regione, «che di notte arrivavano e ripartivano», come ha denunciato il leader dell’Idv Antonio Di Pietro, il primo a chiedere di approfondire la questione. Anche alla luce delle rilevazioni choc fatte dal pentito di camorra Carmine Schiavone, sui rifiuti tossici interrati in Molise. La periferia della «Terra dei fuochi», a quanto pare.

     fonte Carmen Sepede

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